Le armoniche di Ebola

20141027_IntroSono passati otto dalla celebre prima pagina di Time. L’uomo dell’anno del 2006 sei stato tu: tu al centro della Rete e la Rete al centro del mondo. Allora iniziava a soffiare il vento dei social ma i social che conosciamo oggi non esistevano ancora (Facebook, per dire, nel 2006 aveva solo 12 milioni di utenti e Twitter era appena nato). L’intuizione all’origine della prima pagina di Time suggeriva che ogni persona connessa stesse diventando un generatore di contenuto e che la Rete sarebbe stata presto pervasa di opinioni, creazioni, rating, articoli, immagini e video dei propri utenti.

Oggi sappiamo che una quota consistente degli UGC è di tipo personale, spesso non accessibile al pubblico, talvolta istantanea e volatile. E anche la parte pubblica è di scarso interesse per chi non ha relazioni con il soggetto che la produce. Abbondano fidanzati e gattini, selfie e vestiti, feste e vacanze ma è difficile chiamare “contenuti” questo ammasso disordinato di egofanìa*.

Quello che abbiamo visto nascere in questi otto anni non è la prassi dello UGC ma dello UAC, non la Generazione dei contenuti ma l’Amplificazione dei contenuti prodotti e riversati in Rete da parte degli utenti. Coloro che generano contenuti rilevanti per un qualche pubblico sono meno dell’1% del totale degli utenti: lo You di Time non era per tutti, era per pochi. Per tutti, invece, è la possibilità di condividere, apprezzare e segnalare i contenuti digitali di attualità e d’intrattenimento.

Gli utenti in Rete formano la cassa di risonanza dei contenuti prodotti da una piccola parte di generatori. La Rete vibra con loro e ne esalta alcune armoniche, proprio come avviene a uno strumento musicale acustico.

Prendiamo il caso di Ebola.
Dal primo agosto al 17 ottobre 2014 sono stati prodotti oltre 1.000 articoli sul tema sulle principali testate online italiane. Gli stessi articoli sono stati condivisi su Facebook (in gran parte), Twitter e Google Plus 550mila volte nello stesso periodo. Circa 500 condivisioni per articolo, un dato allineato alla media del momento.

Negli stessi giorni TwitLine ha rilevato 66mila Tweet contenenti l’hashtag #Ebola con una frequenza media di 3,9 passaggi quotidiani nelle timeline degli utenti Italiani di Twitter.

Infine, il trend del numero di ricerche di “Ebola” in Google News consente di studiare la curva di attenzione dedicata al tema.

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Ebbene, tutte e tre le “casse di risonanza” danno la stessa rappresentazione del fenomeno. La correlazione tra le curve è decisamente elevata, sempre compresa tra 0,7 e 0,87, come si nota anche a occhio dai grafici inseriti qui sopra. La Rete risuona allo stesso modo e le sue armoniche segnalano la sensibilità del mondo sui temi di attualità.

Talvolta gli articoli sulle testate sono “sovra-prodotti” rispetto all’attenzione che raccolgono (i picchi della curva grigia del 9 e del 19 settembre). Altre volte l’amplificazione degli utenti anticipa la risposta delle testate: i picchi di Google News e di TwitLine del 9 ottobre precedono la massiccia produzione di articoli nei giorni successivi.

(*) manifestazione dell’io prodotta dalle tracce lasciate in Rete (neologismo di Human Highway) 

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TwitLine: lo strumento utilizzato da Human Highway per analizzare il Twitter information stream italiano. Grazie a TwitLine è possibile misurare la reach & frequency di hashtag, mentions, link e account su Twitter, unitamente al coinvolgimento sviluppato (retweet, favorite). Maggiori info su TwitLine sono disponibili su Slideshare.

UAC Meter: lo strumento di Human Highway per misurare i volumi dell’amplificazione sociale prodotta in Rete su determinati argomenti di attualità. Il meter di UAC analizza gli articoli presenti su oltre 40 testate online italiane e individua per ciascuno di essi il numero di condivisioni prodotte su facebook, Twitter e Google Plus.

Google Trends: i dati qui presentati sono stati prelevati da Google Trends (limitatamente a Google News) nel periodo compreso tra il 1 agosto e il 17 ottobre 2014.

 

1 passo avanti e 2,8 indietro

Gli abbonamenti alle edizioni digitali dei quotidiani italiani salgono in un anno di 175mila unità, dalle 318mila di agosto 2013 alle 493mila di agosto 2014.
L’aumento annuo degli abbonamenti digitali mostra un continuo rallentamento e scende dal 94% di febbraio al 55% di agosto. L’andamento mensile indica che a partire da aprile 2014 si è interrotta la crescita sostenuta degli abbonamenti digitali: l’anno scorso la dinamica di crescita era  sostenuta  da un aumento mensile medio del 4/5% mentre quest’anno si è ridotta a meno dell’1%.
Le prime tre testate per diffusione digitale possiedono una quota molto elevata del totale delle Digital Edition di tutti i quotidiani, anche se il leggero calo: più di due copie digitali su tre sono diffuse da Il Sole, Il Corriere e La Repubblica.  Il Sole ha visto l’incremento maggiore con +97mila abbonamenti nell’ultimo anno; il Corriere ha aggiunto 7mila abbonamenti a quelli già attivi un anno fa e la sua crescita rallenta. La Repubblica sale con un ritmo stabile mese dopo mese e riporta 12mila abbonamenti in più nell’ultimo anno.
Si segnalano invece le buone performance di Italia Oggi (20mila copie digitali in più in 12 mesi) e La Stampa (+13mila in 12 mesi) e appare notevole il tasso di crescita di Avvenire (+392% nell’ultimo anno).
La vendita delle copie cartacee considerata nel perimetro di ADS è calata dell’12,8% in un anno (-486mila unità) e nello stesso periodo si sono aggiunti 175mila abbonamenti digitali: un nuovo abbonamento digitale ogni 2,8 copie cartacee perdute.

Incremento assoluto della vendita di copie cartacee e digitali rilevato nel mese di riferimento. L'incremento digitale non compensa il calo cartaceo e per ogni nuova copia digitale di agosto se ne sono perse 2,8 cartacee (la media del 2014 è pari a 2,2)

Incremento assoluto della vendita di copie cartacee e digitali rilevato nel mese di riferimento. L’incremento digitale non compensa il calo cartaceo e per ogni nuova copia digitale di agosto se ne sono perse 2,8 cartacee (la media del 2014 è pari a 2,2)

 

La vendita delle copie cartacee considerata nel perimetro di ADS è calata del 12,8% in un anno (-486mila unità) e nello stesso periodo si sono aggiunti 175mila abbonamenti digitali: un nuovo abbonamento digitale ogni 2,8 copie cartacee perdute.

Il grafico interattivo con tutti i dati è disponibile sul sito di Human Highway.

Evoluzione dell’informazione online

La ricerca di Banzai Media e Human Highway è giunta quest’anno alla sesta edizione. L’analisi si svolge dal 2009 ogni anno all’inizio dell’estate per seguire i cambiamenti prodotti dalle nuove tecnologie e dai nuovi stili di ricerca, consumo e partecipazione dei contenuti d’informazione.

Le tre direttrici evolutive sono individuate [1] nell’accesso mobile ai contenuti, [2] nella progressiva differenziazione tra prodotti editoriali a pagamento e prodotti gratuiti e [3] nella relazione sempre più stretta tra i siti d’informazione e i Social Networks.

 

[1] L’accesso mobile alla Rete e ai contenuti d’informazione

La quota di utenti Internet che s’informa abitualmente via App su dispositivi mobili ha raggiunto il 20,4% del totale, circa 6 milioni di individui. L’insieme dei lettori di notizie via device mobile è in buona parte sovrapposto ai lettori dei quotidiani online. La quota di non lettori d’informazione di attualità raggiunge il minimo delle rilevazioni degli ultimi cinque anni: l’online è un formidabile veicolo d’informazione.

Penetrazione di tre diversi segmenti di lettori di informazione di attualità all’interno dell’utenza Internet italiana

Il segmento dei fruitori abituali d’informazione online (Web, mobile/App) sale nel 2014 al 48,7% degli utenti Internet maggiorenni, cioè 14 milioni di individui. La dimensione del segmento ha subito una forte accelerazione dal 2012 in conseguenza della diffusione dei device mobili e dell’aumento della frequenza di utilizzo dei servizi online in genere. Le tre famiglie di device per accedere alla Rete sono ampiamente diffuse nell’utenza Internet italiana. Il segmento di chi utilizza solo il Personal  Computer è ormai minoritario (37,4%) e gli utenti abituali di Smartphone superano la metà della popolazione online.

Analisi di sovrapposizione di tre segmenti di utenti Internet definiti sulla base dei dispositivi abitualmente utilizzati per accedere ai servizi online

Analisi di sovrapposizione di tre segmenti di utenti Internet definiti sulla base dei dispositivi abitualmente utilizzati per accedere ai servizi online

La crescita degli utenti in mobilità produce l’effetto della moltiplicazione dei device abitualmente utilizzati per accedere a Internet: si passa dagli 1,9 medi del 2011 ai 2,2 device medi per utente del 2013 fino ai 2,5 del 2014. Più device significa più consumo di servizi online, in particolare messaggistica, social network e lettura di news

Gli utenti Internet in mobilità (su Smartphone e/o Tablet) raggiungono i 19 milioni, in crescita del 29% rispetto ai 14,7 milioni di un anno fa. La grande maggioranza (95%) di chi utilizza dispositivi mobili per accedere alla Rete dichiara di aver installato delle App e, tra coloro che utilizzano regolarmente App sui dispositivi mobili, il 70% dispone di un’App d’informazione: si tratta in definitiva di circa 11 milioni di individui, in crescita rispetto ai 7 milioni di un anno fa.

Identificazione dell'insieme dei lettori abituali d'informazione via App su dispositivi mobili

Identificazione dell’insieme dei lettori abituali d’informazione via App su dispositivi mobili

Dall’insieme degli utenti mobili si origina il segmento dei lettori  abituali di notizie online in mobilità tramite App:  sei milioni di individui che dichiarano di utilizzare le App d’informazione  almeno quattro volte alla settimana.

Chi ha fatto esperienza di lettura su tutti i formati non ha dubbi: la miglior esperienza di lettura non è quella che si ottiene dal prodotto cartaceo (il 38,5% preferisce l’App, il 15% la carta) . La quota di chi preferisce la carta è leggermente calante negli ultimi anni e perde progressivamente appeal la lettura di quotidiani online, sui siti Web.

 

[2] La diversificazione dei prodotti gratuiti e a pagamento

L’evoluzione dell’informazione online si può suddividere in tre fasi evolutive negli ultimi 18 anni:

  1. Prima fase, anni ’90: il formato Web è la replica digitale del prodotto cartaceo
  2. Seconda fase, nella prima metà anni 2000: stessi contenuti ma differenze crescenti nelle funzionalità e nella tempestività di aggiornamento tra carta e online
  3. Dal 2006 in poi due prodotti progressivamente divergenti: uno aperto, partecipativo e real-time per l’ambiente interattivo e uno chiuso, statico, per la lettura approfondita, anche offline

Il risultato è che oggi molti editori di derivazione cartacea offrono due prodotti editoriali digitali profondamente diversi:

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Quasi 1,2 milioni di individui dispongono di almeno un abbonamento a pagamento a un servizio d’informazione digitale. La stima che si può trarre da questo numero porta al numero di circa 1,8 milioni di abbonamenti attivi, una cifra coerente con i dati di ADS relativi alle digital edition di quotidiani, settimanali e mensili. La crescita è rallentata negli ultimi mesi e lascia intendere che non possa continuare al ritmo visto nel recente passato (raddoppio anno su anno). Per il prossimo anno si può stimare una crescita annuale vicina al 40%. Attraverso i tablet e le app l’industria dell’informazione di attualità sta finalmente ottenendo dei ricavi significativi. Nell’ultimo anno la diffusione dei principali quotidiani (perimetro di ADS) ha perso oltre 400mila copie cartacee e nello stesso periodo si sono aggiunti 187mila abbonamenti digitali (la cui gestione, però, è meno onerosa della carta).

20140910_5La penetrazione dei tablet è ancora limitata a un utente su tre (era uno su cinque solo un anno fa) ma da qui a tre anni cresceranno a due su tre e i potenziali lettori di Digital Edition raddoppieranno rispetto a oggi. Tuttavia, mentre la crescita della diffusione dei tablet rimane sostenuta, la crescita di abbonamenti digitali sta già rallentando. Il segnale indica che il segmento dei fruitori di informazione in formato ‘’digital edition’’ è stato velocemente saturato e l’acquisizione di nuovi lettori sarà più difficile in futuro.

Per questo motivo gli editori sono oggi alla ricerca di una maggiore diversificazione delle fonti di ricavo, oltre il binomio abbonamento/pubblicità applicato da un centinaio di anni.

 

[3] L’attività di condivisione delle notizie sui Social

Migliaia di condivisioni per giorno degli articoli rilevati sull'homepage di una quarantina di testate d'informazione online italiane. Gli articoli individuati e misurati ogni giorno sono circa 2.500

Migliaia di condivisioni per giorno degli articoli rilevati sull’homepage di una quarantina di testate d’informazione online italiane. Gli articoli individuati e misurati ogni giorno sono circa 2.500

L’andamento del numero di condivisioni degli articoli rilevati su quaranta testate d’informazione di attualità mostra un trend di crescita costante e sostenuto: negli ultimi 38 mesi il numero di condivisioni degli articoli sui tre social network è aumentato del 400%, passando dalle 100mila medie di fine 2011 alle 500mila medie della primavera 2014.

Il numero medio di condivisioni per articolo (amplifying power) mostra un trend in crescita del 200% negli ultimi 38 mesi. L’amplifying power cresce meno del numero di condivisioni mostrate nel grafico qui sopra perché nello stesso periodo è aumentato (più o meno raddoppiato) il numero di articoli prodotti dalle testate sotto osservazione. La media della primavera 2014 è di 232 condivisioni per singolo articolo pubblicato: il dato varia molto da testata e testata e dipende in modo significativo dal tema trattato.

Il grafico mette in evidenza la correlazione tra il traffico al sito web acquisito dai Social e il numero medio di condivisioni per articolo: all’aumentare dell’attività di condivisione aumenta il peso dei social come referral al sito Web dell’editore. La dimensione della bolla rappresenta il numero di visite medie giornaliere (il dato delle visite è fornito da SimilarWeb)

Relazione tra il traffico al sito Web acquisito dai Social e il numero medio di condivisioni per articolo: l’aumento delle condivisione si accompagna a un maggior peso dei social come referral al sito Web dell’editore. La dimensione della bolla rappresenta il numero di visite medie giornaliere (il dato delle visite è fornito da SimilarWeb)

La correlazione tra il numero medio di condivisioni per articolo e la quota di traffico al sito proveniente dai Social Network è evidente. Le 40 testate presenti nel grafico mostrato qui a destra sviluppano circa 11 milioni di visite per giorno (dati SimilarWeb, mese di Giugno 2014), il 20% delle quali si stimano arrivino dai Social Network (nella stragrande maggioranza dal solo Facebook): 2,2 milioni di visite sono quindi prodotte dalle 500mila condivisioni quotidiane degli articoli delle stesse testate.

Ogni condivisione vale 4,4 visite social-driven: la condivisione genera un numero maggiore di occasioni d’incontro tra i lettori e il contenuto della testata. Chi condivide stimola la lettura e, talvolta, genera la visita di follower, amici e fan sulle pagine del sito Web della testata.

I siti d’informazione sono quindi definitivamente pluggati nei social. Dai social (leggi: Facebook) dipende una quota consistente del loro traffico Web, sul quale si basano i ricavi pubblicitari. La dittatura dell’audience ha disegnato prodotti editoriali in cui lo stile e l’agenda sono influenzati dalla ricerca della massimizzazione dei volumi di consumo. La dinamica della condivisione sociale spinge ulteriormente in questa direzione. Molti prodotti Web e gratuiti dei quotidiani cartacei e dei nuovi editori pure digital si sono trasformati in tabloid d’intrattenimento.

’L’ha detto la Televisione!’: la prima fonte di conoscenza della notizia rimane la televisione, con grande vantaggio rispetto agli altri mezzi, su valori stabilmente compresi tra il 40 e il 50% delle rilevazioni negli ultimi quattro anni
’L’ho letto su Facebook!’: l’impatto di Facebook come fonte di prima informazione sale dal 5% degli utenti Internet nel 2011 al 14% del 2014.

La versione completa dell’indagine è disponibile sul canale di Human Highway su SlideShare.

Net Retail – Q2 2014

Sono oltre 21 milioni gli italiani che almeno una volta nella vita hanno comprato online un bene o un servizio e oltre 16 milioni quelli che hanno effettuato almeno un atto d’acquisto negli ultimi 3 mesi.
Gli acquirenti online abituali sono diventati 10 milioni a maggio 2014 e sono aumentati del 26% nell’ultimo anno. Il totale degli atti di acquisto online originati da acquirenti italiani è di oltre 100 milioni di operazioni nell’ultimo semestre, il 26% in più rispetto allo stesso periodo del 2013, con la proiezione di superare le 200 milioni di operazioni nell’intero 2014.

Valore del Net Retail per tipologie di prodotti e servizi (I semestre 2014)

Valore del Net Retail per tipologie di prodotti e servizi (I semestre 2014)

ll 56% dei beni acquistati è stato un prodotto fisico, mentre il restante 44% un servizio o un bene digitale. Ma la vera evoluzione in atto è la costante e progressiva accelerazione della dinamica di espansione degli acquisti online da parte degli italiani al punto che aumenta il peso del comparto turistico dal 25% del Net Retail di marzo al 34% di giugno. Sono questi alcuni dei dati presenti nella seconda rilevazione trimestrale di fine maggio intitolata “Net Retail – Il ruolo del digitale negli acquisti degli italiani”, realizzata da Human Highway in collaborazione con NetComm e in partnership con Banzai, Postecom e QVC.

Il panorama descritto nell’indagine di giugno è molto diverso da quello analizzato tre mesi fa e presentato nella prima wave della ricerca.
L’inizio dell’estate si accompagna a un forte interesse verso le categorie di viaggi e turismo: cresce la platea degli acquirenti dei servizi turistici insieme alla spesa media per acquirente. La combinazione di queste due voci aumenta il peso del comparto dal 25% del Net Retail di marzo al 34% di giugno. E, sempre secondo la ricerca, l’online influenza in modo profondo circa un acquisto tradizionale ogni quattro, in leggero calo dal 26,2% di marzo al 24,0% di giugno, con i prodotti turistici in controtendenza, dal 29,6% al 32,7%. Un acquisto tradizionale di viaggi e turismo su tre è influenzato in modo decisivo da almeno un touch point dell’online (siti dei fornitori, comparatori, social reviews, riviste sul Web etc.).

Tra i risultati della ricerca si evidenzia come il punto vendita tradizionale lavora per facilitare l’acquisto online mentre altre volte è il contrario, in una continua circolazione tra on e offline. L’evoluzione in atto sembra indicare un percorso al termine del quale ci sarà una completa ibridazione dei due mondi, una situazione di neutralità dei canali rispetto al percorso di informazione e di acquisto. E’ proprio questo il Net Retail, il salto evolutivo del vecchio eCommerce.

La relazione multi-canale della Banca retail

Lo scorso mese di aprile Human Highway ha condotto per MagNews, key player italiano per l’email marketing, una ricerca su un campione di 1.045 individui, online, maggiorenni e bancarizzati, allo scopo di analizzare le modalità di relazione multi-canale delle banche con la propria clientela retail. Il campione rappresenta circa 20 milioni di persone che hanno un rapporto stabile via Internet con la propria banca.

La lettera cartacea a casa rimane la forma principale di comunicazione della Banca con il proprio cliente (usata abitualmente per il 46% dei clienti) ma sul target esaminato nella ricerca è stata quasi raggiunta dall’eMail (43% dei clienti). Gli altri mezzi di comunicazione di cui si serve la Banca sono due tipiche modalità “intercept“: i messaggi nell’homepage del servizio di Internet Banking (notate dal 32% dei clienti) e le comunicazioni in filiale (brochure, locandine e poster, conversazioni con il personale della banca) nel 27% dei casi. Segue l’SMS, una modalità di contatto che riguarda un cliente su quattro ed è spesso associata a operazioni dispositive.

 

Considerando tutte le modalità di contatto “push” (promosse attivamente dalla Banca verso il cliente) si raggiunge un’elevata incidenza sui clienti (71%), molto più del 52% di clienti che la banca raggiunge grazie a forme di comunicazione classificabili come “Intercept” (cioè occasioni di comunicazione che la Banca attiva verso il cliente mentre questi svolge un’attività).

La visita in filiale rimane la forma principale di relazione a cui ricorre il Cliente (nel 62% dei casi in modo abituale), seguita dal servizio di Internet Banking (52% dei casi) e dal Bancomat. Il telefono riguarda poco meno di un terzo dei clienti e la telefonata con un funzionario bancario ben identificato prevale sulla chiamata al numero verde di assistenza clienti (20% vs 16%). Il 41% dei clienti utilizza almeno due modalità di contatto con la Banca (considerando le tre modalità: telefonica, online e fisica) mentre il 24% dei clienti comunica con la propria Banca in modalità esclusivamente fisica (il Bancomat oppure la visita in filiale). Quest’ultimo dato è sorprendente perché il campione della ricerca è costituito da utenti Internet bancarizzati: nonostante la familiarità del target con i servizi online e con la Banca, un cliente su quattro continua a intrattenere con la propria banca una relazione esclusivamente mediata dal canale tradizionale (no App, no Web, no telefono: solo carta e filiale)

L’incidenza del ricorso a modalità di relazione con la Banca in modalità “Self-service” o “Servito da un dipendente della banca” copre una quota quasi identica di clienti (62% e 63%). In poco più di un caso su tre i clienti ricorrono e entrambi i sistemi di relazione.

La ricerca completa è disponibile sul sito di MagNews.

Splende il Sole

Gli abbonamenti alle edizioni digitali dei quotidiani italiani salgono in un anno di 214mila unità, dai 268mila di aprile 2013 alle 482mila dello stesso mese del 2014. L’aumento in un anno è quindi pari all’80% (aumento medio mensile del 5,0%) ma negli ultimi due mesi ha notevolmente rallentato, intorno al 2,5% mensile. All’interno della dinamica complessiva si notano significative differenze tra le testate: le prime tre testate per diffusione digitale possiedono una quota molto elevata del totale delle Digital Edition di tutti i quotidiani, in crescita dal 68% di aprile 2013 al 71% di aprile 2014. Quasi tre copie digitali su quattro sono perciò diffuse da tre soli quotidiani: Il Sole, Il Corriere e La Repubblica.
Il Sole ha visto l’incremento maggiore (+109mila abbonamenti nell’ultimo anno), il Corriere ha aggiunto 32mila abbonamenti a quelli già attivi un anno prima (ma la sua crescita rallenta) mentre La Repubblica sale a ritmo più contenuto (+21mila abbonamenti) ma in crescita, così come Italia Oggi che mostra un incremento di 20mila abbonamenti in un anno.

Nel prossimo mese di maggio Il Sole 24 Ore venderà più copie digitali che cartacee:

L'andamento delle vendite cartacee e digitali de Il Sole 24 Ore negli ultimi mesi: il sorpasso del contributo digitale rispetto al cartaceo è rinviato a maggio per sole 14 copie!

L’andamento delle vendite cartacee e digitali de Il Sole 24 Ore negli ultimi mesi: il sorpasso del contributo digitale rispetto al cartaceo è rinviato a maggio per sole 14 copie!

La vendita delle copie cartacee considerata nel perimetro di ADS è calata del 13,0% in un anno (-469mila copie). Nello stesso periodo si è aggiunto meno di un nuovo abbonamento digitale ogni due copie cartacee perdute.
L’analisi limitata ai 15 quotidiani più attivi nella vendita di copie digitali conferma il trend calante: la vendita delle copie cartacee è calata nei 12 mesi di 332mila copie (-14,0% Y/Y) e nello stesso periodo gli abbonamenti digitali dei 15 quotidiani sono cresciuti di 204mila unità.
La vendita di copie cartacee diminuisce a un ritmo superiore all’aumento degli abbonamenti digitali e questi, negli ultimi mesi, hanno rallentato la loro crescita in misura significativa.

Net Retail – Q1 2014

Net Retail è una ricerca trimestrale presentata per la prima volta all’eCommerce Forum di NetComm del 20 maggio 2014, condotta su un campione di 3.000 italiani in larga parte acquirenti online. Il lavoro è promosso da NetComm ed è sostenuto da tre sponsor: Banzai, Postecom e QVC. Il documento è disponibile per il download in formato PDF a seguito di login con LinkedIn.

Nel corso del rapporto si racconta di una nuova modalità di distribuzione di prodotti e servizi abilitata dall’interconnessione sulla rete Internet di diversi soggetti che si occupano ciascuno di una parte dell’intero processo di vendita. Il Net Retail, nel suo insieme, consente alle persone di individuare, ordinare, pagare ed entrare in possesso dei prodotti acquistati a distanza.

Lo spostamento di una piccola parte dei consumi, dal vecchio Retail al Net Retail, ha generato l’enorme tsunami a cui oggi ci riferiamo parlando di ‘‘eCommerce’‘. I 14 miliardi di euro di acquisti che si sono spostati dal canale tradizionale all’online rappresentano solo due punti per cento delle vendite al dettaglio italiane. L’evoluzione è stata sin qui tranquilla e senza salti: un piccolo travaso da un canale all’altro. Un’evoluzione, appunto, non una rivoluzione.

Cosa intendiamo quindi quando parliamo di una rivoluzione in arrivo? Pensiamo a un modo radicalmente nuovo in cui le cose potranno succedere.

Net_Retail_Dashboard

Molti elementi del Nuovo Retail sono già pronti o in fase di test ma non sono ancora interconnessi, si occupano solo di una nicchia di servizi o di una parte del processo. E’ già possibile pagare il biglietto di un mezzo pubblico con un’app, essere riconosciuti (nel senso della profilazione) entrando in un negozio fisico dopo aver frequentato il relativo sito Web, ricevere dalla TV un coupon digitale sullo smartphone da spendere in un punto vendita fisico, prenotare un test drive passando accanto a un cartellone pubblicitario in metrò o provarsi un vestito inesistente davanti al monitor di un negozio per averlo tre giorno dopo a casa, fatto su misura. Quando questi componenti saranno disponibili su vasta scala e formeranno un unico sistema integrato vedremo l’emergere del Net Retail non più come evoluzione dell’eCommerce ma come rivoluzione del vecchio modo di individuare, scegliere e acquistare i prodotti.

Allora il fenomeno potrà crescere di un ordine di grandezza e diventare la prassi abituale di acquisto della maggioranza delle persone.

Buona lettura

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